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Marilyn

L'inglese Simon Curtis dirige un biopic romantico sulla diva Marilyn Monroe. Un cast perfetto per un fatuo gioco d'imitazioni.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM

Una settimana con Marilyn Monroe sul set di Il principe e la ballerina. E’ questa l’esperienza vissuta nell’estate londinese del 1956 da Colin Clark, allora assistente sul di Sir Lawrence Olivier – regista della pellicola – e per sette giorni al fianco della diva fresca di nozze con Arthur Miller.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: My Week with Marilyn
Regia: Simon Curtis
Sceneggiatura: Adrian Hodges
Fotografia: Ben Smithard
Montaggio: Adam Recht
Musica: Conrad Pope
Cast: Michelle Williams (Marilyn Monroe), Eddie Redmayne (Colin Clark), Kenneth Branagh (Sir Laurence Olivier), Julia Ormond (Vivien Leigh), Dougray Scott (Arthur Miller), Toby Jones (Arthur Jacobs)
Anno: 2011
Durata: 99′
Origine: Gran Bretagna, Stati Uniti
Genere: biografico, drammatico
Produzione: Trademark Films, UK Film Council
Distribuzione: Lucky Red
Data di uscita: 01 giugno 2012

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Trailer italiano
Trailer originale
Clip - Al lago
Clip - Colin Clark al cinema
Recensionescritta da Silvio Grasselli

Fuori Concorso al Festival di Roma del 2011 e in uscita in sala il primo giugno, Marilyn è il primo lungometraggio per il cinema del cinquantaduenne inglese Simon Curtis, veterano delle produzioni BBC. Il film racconta l’avventura inglese di Marilyn Monroe, approdata ai Pinewood Studios su invito di Laurence Olivier (si trattava della produzione de Il principe e la ballerina, diretto dallo stesso Olivier), secondo il punto di vista del giovane Colin Clark, assistente di Olivier e autore dei due diari dai quali il film è tratto (The Prince, the Showgirl and Me e My Week with Marilyn). Ispirato dalla nostalgia più romantica, Curtis dirige un film souvenir ambientato nell’estate del 1956, adorno di cardigan e occhiali dalla spessa montatura, vestiti a quadri, molte sigarette e naturalmente automobili con carrozzerie gonfie e sinuose. All’inizio sembra l’ennesima commedia sulle mille peripezie del set, e invece il film svolta presto in direzione del biopic romantico.

I tre protagonisti sono da soli uno spettacolo appassionante: nessuna sorpresa per Kenneth Branagh, ma Michelle Williams ricostruisce una Monroe incredibilmente conforme all’originale, fin nel modo di piegare la bocca o di giocare distrattamente con i capelli. La rincorsa al fac simile di una diva come Marilyn però non può essere, da sola, la ragione di un film, soprattutto se a questa fatua impresa non si associa almeno il tentativo di uno sforzo ulteriore, di qualsiasi genere esso sia. Invece Curtis lavora sulla superficie delle immagini, scivolando da una scena all’altra neanche si fosse in uno grande spot pubblicitario: si punta a ricostruire il gusto, le atmosfere, i luoghi e i gesti non secondo una qualche filologia storica (che sarebbe comunque peregrina), o in funzione della configurazione di un discorso secondo sopra i personaggi e le vicende che si son scelte; quel che si cerca qui è l’aderenza a un modello che non ha riferimenti diretti nella realtà concreta, ma solo nell’immaginario popolare, un modello effimero e pacificante e per questo di successo. La storia più che prevedibile è prevista, la sceneggiatura arguta ma senza alcuno spigolo o asperità, e la regia non fa che cercare con sobria ed elegante discrezione la posa migliore, l’equilibrio giusto per inquadrare una scena. Né brutto né stupido, il film di Curtis è però troppo inconsistente per pretendere un applauso sincero.


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