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Borenszstein vince Roma

Dal nostro inviato EMANUELE RAUCO

E’ la commedia umana e sociale a vincere al 6/o Festival Internazionale del Film di Roma: Un cuento chino, il film sull’integrazione e la diversità di Sebastiàn Borensztein ha vinto il Marc’Aurelio d’oro della giuria (presieduta da Ennio Morricone) e il premio BNL del pubblico come miglior film della rassegna. Una vittoria che negli ultimi giorni si è fatta sempre più certa per la capacità del film di mescolare humour bizzarro e sensibilità umana. La cerimonia di premiazione, condotta dall’attrice Francesca Inaudi, ha assegnato poi a l’Acting Award a Richard Gere, che, ritirando il premio dalle mani di Debra Winger, ha scherzato sull’atmosfera amichevole e sulla diversa professionalità che contraddistingue la comunità cinematografica italiana, come a sottolineare ironicamente le lentezze e gli imbarazzi della cerimonia, ma anche i gustosi fuori programma: come quello di cui si è reso protagonista Luigi Abete, presidente di BNL, che consegnando un riconoscimento a Borensztein ha scherzato sul premio in denaro inscenando un buffo siparietto con l’assegno gigante da donargli. La giuria ha inoltre premiato Voyez comme ils dansent di Claude Miller col Gran Premio e The Eye of the Storm di Fred Schepisi col premio speciale, assegnando al compositore Ralf Wengenmayer un riconoscimento per la colonna sonora di Hotel Lux.

Miglior attrice del festival è stata Noomi Rapace per Babycall, mentre il miglior attore è Guillaume Canet per Une vie meilleure (forse il miglior film in gara). La sezione Extra, nel concorso dedicato ai documentari, ha premiato Girl Model di David Redmon e Ashley Sabin, mentre Alice nella città ha visto vincere En el nombre de la hija di Tania Hermida P. tra i film sotto i 13 anni e North Sea Texas di Bavo Defurne  per quelli sopra i 13. Infine il Marc’Aurelio esordienti ha visto un ex-aequo tra Circumstance di Maryam Keshavarz e La brindille di Emmanuelle Millet. Una 6/a edizione di cui gli organizzatori si sono detti soddisfatti, fedeli al motto di Gian Luigi Rondi “Tutto il cinema per tutti”: non si può dire non ci siano riusciti, tra cinema solido e intelligente, ricerca d’autore e film dall’ampio respiro produttivo, per un grande pubblico. Ma forse, questa voglia di accontentare tutti, di venire incontro ai gusti di tutti ha portato a un livellamento, una medietà un po’ anonima che non aiuta un festival che forse ha individuato una sua dimensione, ma che senza evidenti vertici qualitativi difficilmente potrà diffonderla.

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