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Candidato a sorpresa

Will Ferrell e Zach Galifianakis si sfidano in una commedia a sfondo politico diretta dal regista di Ti presento i miei.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Candidato a sorpresa

Trama: Quando l’onorevole di lungo corso, Cam Brady commette una enorme gaffe pubblicamente, prima di un’imminente elezione, una coppia di ultra milionari trama contro di lui spalleggiando un candidato rivale per ottenere la maggioranza nel loro distretto della Carolina del Nord. Il prescelto è l’ingenuo Marty Huggins, direttore del locale Ufficio del Turismo. Inizialmente, Marty sembra essere la scelta meno appropriata ma, con l’appoggio dei suoi nuovi benefattori e i giusti “agganci” diventerà ben presto un degno rivale di cui preoccuparsi.

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale The Campaign
Regia: Jay Roach
Sceneggiatura: Shawn Harwell, Chris Henchy
Fotografia: Jim Denault
Montaggio Craig Alpert, Jon Poll
Musica: Theodore Shapiro
Cast: Will Ferrell (Cam Brady), Zach Galifianakis (Marty Huggins), Jason Sudeikis (Mitch), Sarah Baker (Mitzi Huggins), Dylan McDermott (Tim Wattley), Katherine LaNasa (Rose Brady), Brian Cox (Raymond), John Lithgow (Glen Motch), Dan Aykroyd (Wade Motch)
Anno: 2012
Origine: Stati Uniti
Genere: commedia
Produzione: Everyman Pictures, Gary Sanchez Productions
Distribuzione: Warner Bros
Data di uscita: 21 settembre 2012

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Trailer originale
Recensionescritta da Silvio Grasselli

Uno dei tormentoni scagliati con più forza contro la produzione cinematografica nostrana è che ormai in Italia non si producono altro che commedie. Se si allunga lo sguardo oltreoceano si scopre presto che anche nella non più floridissima Hollywood le cose non sono poi tanto diverse. E così, in un tempo in cui la satira sottile sembra scomparsa e la parodia grottesca regna incontrastata, sempre più spesso si sceglie un tema d’attualità, si assortisce un cast, si rabbercia un canovaccio e si confeziona una “commedia”. Jay Roach in questo genere di cose è un bel campione: più produttore che regista, la sua firma spicca in calce a brand demenziali come Austin Powers e alla minisaga Ti presento i miei (come regista, nel caso dei primi due film, come produttore dell’ultimo Vi presento i nostri). Ora che l’onda grossa che investe i politici e la politica sembra montare in tutto l’Occidente, Roach organizza uno dei suoi omnibus demenziali deciso a cavalcare il trend: prende due nomi di successo del cinema comico statunitense (il molto apprezzato ancorché poco smerciabile Galifianakis insieme alla star appannata Will Ferrel) e ci costruisce intorno un ring, un campo di gioco, una situazione comica che si possa sfruttare con poco impegno e molto guadagno. Da questi presupposti nasce Candidato a sorpresa (per una volta non così demenziale traduzione dell’originale The Campaign) apologhetto ridanciano e indegnamente moraleggiante sull’inattesa tenzone elettorale che all’unico, superfavorito candidato al Congresso nel distretto del North Carolina contrappone all’improvviso uno sprovveduto cittadino locale, cinicamente coinvolto nell’avventura – per fini segreti e malvagi – dal di lui padre.

Com’era facile prevedere, il film manca quasi del tutto di una struttura che non si riduca alla parabola paradossale innescata dagli eventi, condotta senza possibilità di errore a un finale spietatamente buono e giusto. Per il resto Galifianakis fa – ancora una volta – “lo strano” (vale la pena rilevare che in questa “stranezza” rientra pure una cripto-omosessualità implicita, segnale forse di una diffusa, strisciante omofobia di ritorno) ma puro, il cittadino modello che trasforma l’ignoranza delle norme sociali in anarchia, felice nella sua atroce, mediocre banalità; mentre Ferrell prova a ritrovare la retta via della comicità prestando corpo, faccia e imprecazioni a un politico professionista inizialmente mosso dalla passione, ma ormai traviato dall’abitudine al compromesso. Il repertorio viene usato tutto, dalla gag con l’effetto visivo digitale a quella sessuale, dalla trovata di sceneggiatura (il “momento della verità” in cui ognuno svela le proprie più indicibili malefatte è inevitabilmente un’arma efficace) alla comica fisica; come vuole il mercato, la confezione è completata da una morale facile facile, leggera, zuccherosa e tuttavia indigesta: la verità vince sempre, intrecciando poi la massima con la terna terribile Dio-Patria-Famiglia. Qualche graffio al sistema Roach sembra pure riuscire a piazzarlo, ma questa timida cattiveria viene sommersa dal buonismo che lo spinge a lasciare il suo film privo di un vero villain.

 

SILVIO GRASSELLI

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