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L’isola dell’angelo caduto

L’esordio cinematografico dello scrittore Carlo Lucarelli, tratto da uno dei suoi romanzi, convince poco. Presentato al Festival di Roma nella sezione Prospettive Italia.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: L’isola dell’angelo caduto

Trama: La vicenda si svolge negli anni dell’ascesa di Mussolini, in un’isola prigione, abitata dal vento e da strane apparizioni, che sembra nascondere un segreto feroce e innominabile. Quella che inizialmente appare un’inchiesta poliziesca si trasforma in un thriller colmo di tensione e di inquietudine.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale L’isola dell’angelo caduto
Regia: Carlo Lucarelli
Sceneggiatura: Carlo Lucarelli
Fotografia:
Montaggio
Musica:
Cast: Giampaolo Morelli, Gaetano Bruno, Rolando Ravello, Giuseppe Cederna, Sara Sartini, Daniele Monterosi, Lorenzo Perpignani, Adolfo Margiotta, Veronica Gentili, Irma Carolina di Monte, Stefano Gragnani, Francesco Rossini, Laura Glavan
Anno: 2012
Durata: 100′
Origine: Italia
Genere: thriller
Produzione: Kaos Cinematografica; in collaborazione con Stemal Entertainment, Le Talee
Distribuzione:
Data di uscita:

Presentato al Festival Internazionale del Film di Roma 2012.

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Recensionescritta da Emanuele Rauco

Non è usuale che uno scrittore affermato, per di più di una tipologia particolare come quella del giallista, passi dietro la macchina da presa per dirigere un lungometraggio. Carlo Lucarelli, per farlo ha scelto il suo romanzo visionario e forse il più bello, L’isola dell’angelo caduto, e lo presenta nella sezione Prospettive Italia del 7° Festival Internazionale del Film di Roma.

Il protagonista è un commissario inviato per punizione su un’isola sperduta di confino sotto i primi anni del regime fascista. Qui dovrà risolvere una serie di delitti che la milizia fascista vorrebbe insabbiare, ma soprattutto dovrà resistere all’atmosfera quasi demoniaca dell’isola. Scritto dallo stesso Lucarelli con Giampiero Rigosi e Michele Cogo, L’isola dell’angelo caduto è un giallo d’ambientazione storica che, oltre alle consuete letture parallele del presente, fa una disamina del fascismo da un punto di vista più ambientale che politico.

La grande isola al centro del film, ispirata evidentemente a Ventotene, allo stesso tempo luogo di naturale splendore e carcere opprimente (è soprannominata la Cajenna), è lo specchio dell’Italia di quegli anni e degli anni in cui il romanzo venne scritto, incarcerata in un una gabbia che viene ritenuta dorata, isolata dalla civiltà lasciando i propri abitanti a chiedersi se sia possibile accettare passivamente o reagire a una follia collettiva. Ed è proprio la follia, l’elemento portante di questo giallo politico, che – come il libro – si fa forza delle atmosfere orrifiche, delle ossessioni e dei tic, dei ritratti, più che dell’intreccio. Per fare questo Lucarelli cerca di forzare i limiti “realistici” del cinema medio italiano, giocando con la tecnica, il montaggio di Daniele Di Maio, le digressioni e la musica di Gianni Maroccolo.

Ma purtroppo, come regista vale meno che come narratore, e la mano acerba e impreparata si nota proprio nella gestione delle idee originali, nei tocchi registici, nella direzione degli attori spesso lasciati alla teatralità. E’ un peccato perché le molte incertezze vanno a colpire proprio quel lato visionario e impalpabile che aveva reso notevole l’opera letteraria, lasciando allo spettatore la sensazione di uno scrittore intruso in un mondo che non gli appartiene, quello del cinema.


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