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Vita di Pi

Dal regista Premio Oscar Ang Lee l'adattamento del bestseller di Yann Martel un film fiabesco e fantastico che riflette sul meccanismo stesso del raccontare.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Vita di Pi

Trama: La storia dell’incredibile sopravvivenza di un giovane in mare contro impossibili difficoltà. Un’epica avventura che segna una svolta tecnologica in 3D degna di nota, Vita di Pi è un’esperienza emotivamente affascinante che ispirerà, commuoverà e trasporterà il pubblico in un mondo di scoperta che non dimenticheranno mai.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: Life of Pi
Regia: Ang Lee
Sceneggiatura: David Magee
Fotografia: Claudio Miranda
Montaggio Tim Squyres
Musica: Mychael Danna
Cast: Suraj Sharma (Pi Patel), Irrfan Khan (Pi Patel adulto), Ayush Tandon (Pi Patel 11/12 anni), Gautam Belur (Pi Patel 5 anni), Adil Hussain (Santosh Patel), Tabu (Gita Patel), Gérard Depardieu (Cook)
Anno: 2012
Durata: 127′
Origine: Stati Uniti
Genere: drammatico
Produzione: Haishang Films, Rhythm and Hues
Distribuzione: 20th Century Fox
Data di uscita: 20 dicembre 2012

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Recensionescritta da Silvio Grasselli

Tratto da un libro, costruito per la maggior parte come flashback narrativo raccontato dal protagonista della vicenda a uso e consumo di uno scrittore, e chiuso da un finale a sorpresa che da una parte sembra fornire letture alternative della storia, dall’altra negarne drasticamente la veridicità, Vita di Pi è un racconto che riflette sul raccontare. Il ritorno di Ang Lee e del suo specialissimo modo di fare narrativa popolare.

L’incipit è insulso, la prima parte del flashback un po’ fastidiosamente di maniera. Poi il mare s’ingrossa, la nave che trasporta tutto l’universo del giovane Pi affonda, e i fili del racconto iniziano a tendersi in una tessitura ben ordinata. Pi crede in Dio: quando lo pensa gli vengono alla mente i volti dei milioni di divinità venerate dagli indù, ma anche il volto di Cristo morto sulla croce; quando però ci parla, con Dio, Dio è uno solo, per nome la parola dell’uomo, per volto l’apparizione del creato. Pi ama anche la scienza e la conoscenza, le mille arti che l’essere umano è stato in grado di edificare nei secoli, ama la Natura e la Ragione.  Pi è un sincretista, un eclettico, o più semplicemente un uomo libero. In modo simile Ang Lee lavora sul materiale letterario di partenza, tentando di esplicitare visivamente i colori e le sfumature dei molti e disparati riferimenti confluiti in pezzi a costruire il romanzo di Yann Martel: come nel racconto c’è Kipling, c’è Hemingway, forse perfino Defoe, così nel film c’è una quantità di allusioni, somiglianze, citazioni non tutte volute, non tutte consapevoli, da Disney a Zemeckis, forse addirittura fino a Hitchcock.

Ang Lee manovra con perizia i sempre più sorprendenti strumenti forniti dalla tecnologia: la ricostruzione digitale di animali ferini ma dotati di umore e sentimento, l’invenzione di un oceano riprodotto in una piscina e poi espanso fino a un infinito orizzonte, che di volta in volta è paesaggio montuoso (le tempeste), specchio argenteo (il mare calmo), cielo stellato (le nere profondità del mare di notte illuminate da un banco di meduse), l’effetto 3D usato tanto per approfondire distanze, allungare e ampliare sfondi, quanto per imprimere maggior dinamica ad azioni rapide, violente, inattese. Un lavoro che si affianca con coerenza a quello sulla sceneggiatura e più in generale a quello sulla concezione delle scene, dentro un progetto che punta, fin troppo esplicitamente, a rivendicare la legittimità della narrazione in quanto tale e dell’immaginazione non come veicolo di fuga dal mondo, ma al contrario, come grimaldello, passpartout per sopravvivere in qualsiasi condizione, alimentando un’indispensabile speranza.

 

SILVIO GRASSELLI


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