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Frankenweenie

Il nuovo Tim Burton: animazione in stop motion e bianco e nero che omaggia l'horror classico, ma è anche una spettacolare e dolcissima riflessione morale.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Frankenweenie

Trama: Victor Frankenstein è un ragazzino di 10 anni geniale, intraprendente e appassionato di scienza che vive con i genitori e il cagnolino Sparky nella città di New Holland. Nel suo laboratorio in mansarda, Victor si dedica totalmente alla realizzazione di film e alle sue invenzioni. Quando Sparky viene accidentalmente investito da una macchina e muore, l’ingegnoso Victor utilizzerà la scienza per riportarlo in vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: Frankenweenie
Regia: Tim Burton
Sceneggiatura: John August
Fotografia: Peter Sorg
Montaggio Chris Lebenzon, Mark Solomon
Musica: Danny Elfman
Cast voci originali: Charlie Tahan (Victor Frankenstein), Winona Ryder (Elsa Van Helsing), Martin Landau (Mr. Rzykruski), Martin Short (Mr. Frankenstein, Mr. Burgemeister, Nassor), Catherine O’Hara (Mrs. Frankenstein)
Anno: 2012
Durata: 87′
Origine: Stati Uniti
Genere: animazione, commedia, horror
Formato: 3D e 2D
Produzione: Walt Disney Pictures, Tim Burton Animation Co., Tim Burton Productions
Distribuzione: Walt Disney Pictures
Data di uscita: 17 gennaio 2013

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Recensionescritta da Emanuele Rauco

La Disney, si può dirlo senza troppo timore d’essere smentiti, rischia di rovinare un talento come quello di Tim Burton. Alice in Wonderland prima e (seppure valido) Dark Shadows poi sembravano aver tarpato le ali creative del regista, che così ha deciso di prendere un vecchio cortometraggio e renderlo lungo, mantenendo il bianco e nero e adattandolo all’animazione in stop-motion e 3D: ne esce fuori Frankenweenie, il film più burtoniano da un po’ di tempo a oggi.
Victor e il suo amico quattro zampe Sparky sono inseparabili. Quando il cagnolino viene investito da un’automobile, Victor, da sempre appassionato di fantascienza, decide di riportarlo in vita a modo suo: la notizia però si diffonde, e in molti decidano di ravvivare i loro amici, con esiti disastrosi. Scritto da John August sulla sceneggiatura originale di Burton e Leonard Ripps, Frankenweenie è un’avventura horror, un omaggio ai classici della paura degli anni ’50 e ’60 e un’autobiografica storia d’amicizia.

Burton, come spesso, declina l’orrore, la paura, il disgusto in una chiave affine ai bambini, senza edulcorarlo, ma usandola per comunicare coi più piccoli o con la parte più piccola degli adulti, così in Frankenweenie, il rapporto incredibile e indissolubile tra un bambino e il suo cane – rapporto che tocca molti spettatori -, diventa una storia buffa di morti che ritornano, corpi smembrati, creature orribili che sono affetti tra i più cari. Ribaltamento e stilemi tipici di Burton, che qui però è più libero e ispirato che altrove e mentre flirta con le citazioni di Godzilla, Christopher Lee e altri classici dell’horror, specie di serie B, riflette anche senza ipocrisie sulla scienza come possibilità e non come sfida a dio, come frontiera dell’ingegno umano, non della morale spirituale, raccontando la “paura delle domande”, del pensiero, come molto più pericolosa di quella delle risposte.
Frankenweenie non è il florilegio di meraviglie e invenzioni che erano A Nightmare Before Christmas e La sposa cadavere, ma è un film dolce e sentito che nel finale diventa la spettacolare sarabanda che ci si aspetta da un film dell’orrore, con tanto di trasformazione orripilante (il gatto pipistrello), distruzione e catastrofi meticolosamente ricostruite e i popcorn come possibile salvezza. Burton si diverte come sempre tra i pupazzi, Danny Elfman lo asseconda vispo e lo spettatore non può fare a meno che lasciarsi andare: il risultato, piuttosto atteso, di un matrimonio ancora da rodare tra un regista di talento e un marchio fin troppo ingombrante.


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