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Pazze di me

Il regista di Notte prima degli esami torna con un'altra commedia che però più che ispirarsi a modelli classici sembra rifarsi alla situation comedy. Le nostre interviste a Francesco Mandelli e Fausto Brizzi.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Pazze di me

Trama: Andrea, unico maschio in un’ingombrante famiglia tutta al femminile (sono sette: mamma, tre sorelle, nonna, badante e cane, rigorosamente femmina), ha finalmente incontrato Giulia, la donna della sua vita. Poiché nessuna delle precedenti fidanzate è mai sopravvissuta al deflagrante impatto con le invadenti e devastanti femmine, al povero Andrea sembra che l’unico modo per sopravvivere sia quello di mentirle e spacciarsi per orfano. Ma le sette mine vaganti sono in agguato e l’inganno cade presto. Comincia così per il malcapitato Andrea un buffo percorso ad ostacoli per salvare la sua relazione. Fino a quando resisterà la povera Giulia?

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: Pazze di me
Regia: Fausto Brizzi
Sceneggiatura: Fausto Brizzi, Marco Martani
Fotografia: Marcello Montarsi
Montaggio Luciana Pandolfelli
Musica: Bruno Zambrini
Cast: Francesco Mandelli, Loretta Goggi, Paola Minaccioni, Lucia Poli, Claudia Zanella, Chiara Francini, Marina Rocco, Valeria Bilello, Alessandro Tiberi, Gioele Dix, Flavio Insinna
Anno: 2012
Durata:
Origine: Italia
Genere: commedia
Produzione: Wildside Media
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 24 gennaio 2013

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Recensionescritta da Silvio Grasselli

La crisi economica, la mancanza di risorse ma anche di professionisti seri che risollevino le sorti della produzione e della distribuzione cinematografica, altrove in Europa ben più solida e vivace, la crisi d’idee anche, che affligge e desertifica ogni sorta di film, a ogni livello, la grottesca pavida agitazione di quelli che per anni hanno fatto il brutto e il cattivo tempo infischiandosene della qualità, della ricerca, della formazione delle nuove generazioni di professionisti, e che ora sentono mancarsi il terreno sotto i piedi senza riuscire a immaginare via di scampo. A completare il frastagliato, sempre più frammentario e diroccato orizzonte del comparto cinema tricolore, l’ultimo disperato arrembaggio al botteghino delle commedie, la carica delle cento e una copie stanche di un modo esausto di raccontare, satireggiare e provare a far ridere.

Il primo della classe, il condottiero di questa trista moltitudine è Fausto Brizzi, regista e sceneggiatore – ma dal 2009 anche produttore con Wildside, società fondata insieme a Mario Gianani e Lorenzo Mieli oltre che all’amico e sparring partner Marco Martani - cresciuto nella poco qualificante palestra dei cinepanettoni per poi diventare responsabile, a diverso titolo, di molte delle commediacce di maggior successo delle ultime stagioni.

Esauriti singolarmente tutti i possibili schemi di opposizione elementare tra generi (Machi contro Femmine, Femmine contro maschi, Ex, ecc.) con Pazze di me Brizzi sembra tentare il ricapitolo tornando a concentrarsi sull’orizzonte tipico del film italiano medio: la famiglia. Così – in uno scontro che lo stesso regista ha definito “un solo maschio contro tutte le femmine” – il giovane Andrea si trova vessato e osteggiato mediocre trentenne in un gineceo di donne affermate, dalle personalità forti e dai modi assai convincenti. Solo l’ennesima cocente disfatta convincerà il ragazzo a non seguire le orme paterne e cercare una sana emancipazione generale. Il plot più che classico è banale ma offre molte buone occasioni di facile riuscita. Brizzi - traendo ispirazione dall’omonimo romanzo di Federica Bosco - invece di sfruttare la propria esperienza di sceneggiatore in funzione di un cast ricco di buoni professionisti e sviluppato – come di rado accade – non sulla verticale di una o due star ma in orizzontale, nell’accumulo di equilibrati comprimari, sceglie una facile rovina: Pazze di me più che ispirarsi ai modelli classici della commedia cinematografica, sembra assumere l’andamento della situation comedy, una scenetta dopo l’altra, un pezzo dopo l’altro, in una forma modulare ripetibile all’infinito.  I personaggi sono tutti macchiette a eccezione delle figure di contorno, affidate ad attori di provata esperienza (Maurizio Micheli e Gioele Dix su tutti) e paradossalmente più misurati e tondi dei protagonisti; la scrittura segue incomprensibilmente i toni della farsa (senza peraltro avere mai il coraggio di portarli fino agli estremi) invece che cercare di esplorare almeno in parte gli ampi e più raffinati disegni che avrebbe concesso una commedia agrodolce (commedia all’italiana?) o anche solo una più smerciabile commedia romantica. Resta infine da considerare il paternalismo maschilista di cui non solo la storia ma l’intera concezione del film sono impregnate: le donne sono fatte per stare con i maschi; le donne sole non sono altro che persone ancora irrisolte bisognose di essere riscattate e redente dal salvifico intervento di un uomo.

Brizzi - come l’attore cane (vedi alla voce Stanis in Boris) che si crede fine dicitore – non s’accontenta di provare a far bene le cose semplici, ma mostra con ostinazione le sue fatue velleità da “autore” di cinema comico incappando senza scampo nel peggiore birignao.

 

SILVIO GRASSELLI


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