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Les Misérables

Il tocco elegante e discreto di Tom Hooper a servizio di un adattamento di grande pregio accademico, ma privo di quelle scosse emozionali dettate dalle novità artistiche.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Les Misérables

Trama: Ambientato nella Francia del XIX Secolo, Les Misérables racconta un’affascinante storia di sogni infranti e amore non corrisposto, sacrifici e riscatto — una dimostrazione senza tempo della sopravvivenza dello spirito umano. Protagonista è l’ex detenuto Jean Valjean, ricercato da decenni dallo spietato poliziotto Javert per aver violato la libertà condizionata. Quando Valjean acconsente a prendersi cura della giovane figlia dell’operaia Fantine, Cosette, le loro vite cambiano per sempre.

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: Les Misérables
Regia: Tom Hooper
Sceneggiatura: William Nicholson
Fotografia: Danny Cohen
Montaggio Chris Dickens, Melanie Oliver
Musica: Claude-Michel Schönberg
Cast: Hugh Jackman (Jean Valjean), Russell Crowe (Javert), Anne Hathaway (Fantine), Amanda Seyfried (Cosette), Sacha Baron Cohen (Thénardier), Helena Bonham Carter (Madame Thénardier), Eddie Redmayne (Marius), Aaron Tveit (Enjolras), Samantha Barks (Éponine), Daniel Huttlestone (Gavroche)
Anno: 2012
Durata: 157′
Origine: Gran Bretagna
Genere: musicale, drammatico
Produzione: Working Title Films, Cameron Mackintosh Ltd.
Distribuzione: Universal Pictures
Data di uscita: 31 gennaio 2013

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Recensionescritta da Erminio Fischetti

Adattare per il cinema classici musical di Broadway è una convenzione che sta acquisendo sempre più piede negli ultimi dieci anni. O meglio è tornata in voga come avveniva negli anni Sessanta. Lo abbiamo visto con lo straordinario successo di Chicago di Rob Marshall e poi con Il fantasma dell’opera di Joel Schumacher, con Mamma Mia! di Phillyda Lloyd e poi con il flop Nine, sempre di Rob Marshall. Stavolta è toccato al classico dei classici, Les Misérables, adattamento in versione canora di Alain Boublil e Claude – Michel Schönberg, dal romanzo immortale di Victor Hugo, in cartellone da ben 28 anni. E in questi casi Hollywood fa le cose per bene. Cifre da capogiro, un cast di assoluto appeal e un dispendio di maestranze che sono le migliori in circolazione. Al timone il fresco vincitore dell’Oscar per Il discorso del re, Tom Hooper, che come nel suo film precedente si mette a servizio degli interpreti e dell’elegante ricostruzione storica per realizzare un prodotto ricco di fascino visivo e sonoro, ma che non va al di là di una corretta esecuzione e che fa della macchina cinema una forma composta ed educata, priva di guizzi e vagamente pedante.

In questo caso l’originalità dell’operazione la si coglie nella quasi assoluta mancanza di dialoghi, espressi tutti attraverso il canto. Sono solo poche le battute a servizio della storia e al solo scopo di fungere da azione di raccordo per la serie infinita di canzoni, ma la cosa che davvero stupisce è l’esecuzione canora in presa diretta degli interpreti. Straordinari nel mettere in scena emozioni e dolori attraverso la propria voce e la faccia dolente di infiniti primi piani. A cominciare da Anne Hathaway alla quale vengono riservate poche, ma intense scene nel ruolo della derelitta Fantine, costruite ad hoc per la (ormai quasi certa) vittoria di un Oscar, mentre il Jean Valjean di Hugh Jackman e il Javert di Russell Crowe si combattono a suon di toni vocali. E se la critica sembra protendere per il marchio di fabbrica che dà il volto al franchising di X-Men è in realtà l’ex-gladiatore a concedere una “prova sonora” più interessante. Sembra invece non demordere Helena Bonham Carter: è sempre convinta di essere sul set di un film del marito Tim Burton, pertanto ogni personaggio diventa uguale al precedente in un compendio di toni sopra le righe. Fermo restando su queste qualità imprescindibili, l’operazione di Tom Hooper si accosta a un discorso molto più complesso che si espande a tutto il sistema hollywoodiano dell’ultimo decennio tendenzialmente proiettato verso il riuso e la ricollocazione di un cinema passato, accademico, ben fatto, ma privo di quelle scosse emozionali dettate dalle novità artistiche. Un flusso cinematografico contemporaneo che storicamente richiama il declino delle major nella seconda metà degli anni Sessanta quando la New Hollywood stava facendo i primi passi verso la nascita di un cinema innovatore. Erano infatti proprio quelli gli anni d’oro dei kolossal e di adattamenti costosissimi di musical di Broadway, molti dei quali furono dei veri e propri flop al botteghino, si pensi ad Hello, Dolly! di Stanley Donen o Un giorno… di prima mattina di Robert Wise. Peccato per noi che di questi tempi non sembra esserci nessuna New Hollywood all’orizzonte.


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