Odierne discriminazioni

03/08/10 - Odierne discriminazioni: cinema gay e lesbico in due pellicole, "Furyo" ("Merry Christmas, Mr Lawrence"...

Cinema gay e lesbico in due pellicole

03/08/10 – In questi giorni, i radicali Marco Cappato e Sergio Rovasio, hanno denunciato e portato in Parlamento il caso del servizio trasfusionale dell’ospedale Gaetano Pini di Milano, che ha dichiarato di non voler accettare la donazione di sangue da un donatore gay che finora lo aveva dato almeno venti volte per otto anni. Questa storia ci riporta alla vicenda di Lorenzo Masili, un trentottenne milanese, che il 29 marzo 2009 si è scontrato con l’ignoranza che pervade l’Italia. Masili voleva donare il sangue ma dopo aver spiegato ai medici di essere sano e di avere un rapporto monogamico con il suo compagno da otto anni, è stato cacciato dall’ambulatorio e gli è stato impedito di effettuare la donazione. In Italia non esiste nessuna legge che impedisce l’accesso alla donazione, ma in questi casi i medici si avvalgono di un “protocollo interno rivolto alla salvaguardia della salute dei pazienti che avranno bisogno di sangue”. Un’assurda regola interna volta a discriminare i cittadini sinceri, perché è probabile che molte persone barino nel dichiarare le proprie abitudini sessuali.

FuryoIl cinema può servire a far sì che questi incresciosi eventi non si ripetano più. Infatti la settima arte ci dimostra costantemente, rispetto ad altri mezzi di comunicazione di massa, di avere uno sguardo obliquo sul mondo, molto più complesso ed evoluto. E’ necessario che le pellicole dalle tematica gay e lesbica circolino il più possibile, ci sono film nel cinema contemporaneo che hanno segnato l’immaginario gay ed altri meno conosciuti che profilano interessanti scenari, spesso rapportando la “diversità” al capitalismo e liberando una visione marxista della questione. Per esempio Furyo (Merry Christmas, Mr Lawrence 1983), di Nagisa Oshima, racconta la storia ambientata a Giava nel 1942, in un campo di prigionieri di guerra, in cui una guardia coreana è condannata all’harakiri per aver violentato un prigioniero olandese. Con David Bowie e Ryuichi Sakamoto, stupefacenti attori. Il desiderio omosessuale si configura attraverso la punizione. Il maggiore Jack “Strafer” Celliers affronta il capitano Yonoi dandogli un bacio in bocca davanti ai suoi commilitoni, il dono-affronto costa caro al maggiore che verrà seppellito in giardino, con una morte lenta e agonizzante. Il bacio, elemento destabilizante è desiderato da Yonoi, che però subisce l’atto come un oltraggio per la posizione che ricopre, chiusa a schemi alternativi che non siano quelli del cameratismo reazionario. Così l’amore gay si sublima nella tortura e nell’impossibilità di un rapporto mai consumato e vissuto ma sempre agognato.

Riparo di Marco Simon Puccioni (2008) tratta di una coppia di donne che incontrano un ragazzo marocchino che si insinua nella loro vita. Il dramma sociale prende le sembianze di una storia d’amore, perché sono tre i personaggi legati dall’amore tra di loro, ognuno ha una relazione diversa, ma le punte del triangolo sono connesse da una relazione affettiva. Il protagonista, Anis (Mouir Ouadi), è un elemento che destabilizza la coppia lesbica, prima la lega maggiormente e poi la disintegra, ma chi ne farà le spese sarà comunque il migrante che in questa società viene vissuto come elemento critico, addirittura più forte dell’amore lesbico tra le due donne, che è accettato a fatica dai genitori borghesi di Anna perché la compagna appartiene ad una classe sociale diversa. Una relazione omosessuale che però nasconde una componente di potere, dove la figura di Anna inizialmente accetta il migrante perché è pervasa dall’istinto materno, ma poi lo rifiuta appena sospetta una relazione con la sua compagna, con cui a sua volta ha una rapporto-dipendenza basato sul potere economico. Anna si configura così come elemento maschile e conservatore della vicenda.

Questi sono film in cui fisicamente l’omosessualità è poco esibita, ma sfiorata a livello visivo, in cui i protagonisti delle storie emergono con un impatto rivoluzionario, ma che inevitabilmente si arenano in una zona del non ritorno, vittime di un sistema arrogante e prepotente. Rompere il muro dell’indifferenza oggi è anche compito del cinema che può veicolare concetti più umani di accoglienza e rispetto nei confronti dell’Altro. Perché la vicenda che ha vissuto Lorenzo Masili non abbia più ragione di compiersi.

SONIA CINCINELLI