lago: progetto limno

02/08/10 - Limno in latino significa lago e utilizzando proprio l’elemento che rende suggestivo lo spettacolo...

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(Dalla nostra inviata Giovanna Barreca – foto di Carlotta Arrivabene)

limnogrande0102/08/10 – Limno in latino significa lago e utilizzando proprio l’elemento che rende suggestivo lo spettacolo del Lago film festival: le sue proiezioni a filo l’acqua, Soira Bazzo, Saul Marcadent e Filippo Santarossa hanno sviluppato all’interno del festival un progetto “in equilibrio tra natura e cultura, per capire se è possibile far dialogare arte e scienza”. Lago inteso come bacino, come paese, come festival per parlare d’acqua, degli animali, delle piante che ci vivono dentro e ai margini, degli uomini che lo navigano e lo ‘mangiano’, delle interazioni, virtuose o meno che si instaurano nei passaggi tra le maglie della cultura. “Rumore bianco” di Alberto Fasulo è il film simbolo del progetto perché più di altre pellicole riesce ad unire ‘arte e scienza’, riesce a far dialogare mondi che spesso i registi non sanno raccontare insieme. Il film del 2008 parla di acqua come anima del fiume ed è stato proiettato in riva al lago regalando davvero tantissime emozioni anche visive, grazie ai giochi di luce tra le immagini e il riflesso del lago illuminato da una splendida luna piena.

Tra i film selezionati per il concorso tanta Europa e America con la presenza di tematiche diverse perché molti sono riusciti ad indagare temi anche poco noti. Ricerca contenutistica e formale erano le prorogative della selezione di corti (fiction, animazione e doc) effettuata. Ma Limno, per tutti i 9 giorni del festival è stato anche laboratorio per un gruppo di studenti con formazioni scientifiche e artistiche diverse che ogni pomeriggio ha incontrato biologi, paesaggisti, filmaker, videoartisti, speleologi, archelogoci subacquei per indagare approfonditamente il tema, toccando così un ventaglio di nodi fondamentali. Saul Marcadent, che già dall’anno scorso aveva portato al festival la collaborazione con l’archivio Docva di Milano, ha permesso agli studenti di conoscere il lavoro di Meris Angioletti e poi dialogare con lei. Uno dei primi lavori della videoartista – che attinge dalla ricerca scientifica e fa della ricerca forte delle immagini un punto fermo del suo lavoro – ne “Il rabdomante” riesce a coniugare perfettamente l’aspetto documentaristico di questa sorta di professione con la videoarte e i suoi canoni espressivi.