lago:scoperta kimuak

26/07/10-Al festival di Revine Lago i 'germogli' baschi che sorprendono per qualità artistica e cura dei dettagli...

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(Dalla nostra inviata Giovanna Barreca – foto di Carlotta Arrivabene)

kimuakgrandi26/07/10-Il maggior pregio del Lago film festival è aver capito la forza delle sinergie che si possono creare e quest’anno la collaborazione nata con Kimuak è forse l’esempio più riuscito, nuovo e sperimentale raggiunto dal gruppo guidato da Viviana Carlet.
I Paesi Baschi investono nei prodotti realizzati per regalargli finalmente il giusto spazio che devono avere, per impedire che, come accade purtroppo in Italia, un autore passi anche 5-6 anni per trovare i finanziamenti per realizzare il suo film e poi non trovi sale e la possibilità di mostrare agli spettatori il film.
I germogli (kimuak in lingua basca) dei quali si prendono cura, con un programma governativo per la diffusione, promozione e distribuzione di corti -costa meno del budget triennale di uno dei più grandi festival italiani -sono dei cortometraggi che autori baschi decidono di scrivere e girare sul loro territorio o in giro per il mondo. Una volta realizzati, il programma li riceve, li analizza e se li selezione gli permette una distribuzione mondiale che spesso raggiunge le vette degli Olimpo del cinema come gli Oscar (ricordate il musical “7.35 de la manana”?) , Cannes, i premi Goya e comunque una diffusione in tutti i Paesi e festival del mondo: Europa, Asia, America, Africa e Australia.

A Revine uno dei due incaricati del programma, Txema Munoz che con passione ha presentato una selezione di corti dal 1996 al 2008, oltre a due corti in concorso, molto graditi dal pubblico. “5 ricordi” di Oriana Alcaine, giovando con i 5 ingredienti che una donna non riesce a ricordare, ci porta in un suo viaggio nel concetto importante di memoria, visto che, come dice l’ alter ego del regista nel film, “A volte si dimentica l’impensabile”. E poi “Ahate Pasa” del 2009 che ha coinvolto, dai bimbi alle persone adulte, dagli abitanti di Lago che si godono le proiezioni del festival come momento di svago, ai docenti universitari accorsi a Revine, perché protagoniste sono le oche.

kimuakgrande02Chi non ricorda di averle viste al cinema? In qualsiasi genere di film, in molte filmografie di grandi autori le anatre sono presenti: “non sappiamo ma le anatre stanno lì, le anatre passano e sono tangibili” afferma
Koldo Almondoz che dal 1997 si è dedicato alle videoinstallazioni, documentari e fiction sempre utilizzando il formato del cortometraggio. L’autore basco si è interrogato su come poteva essere difficile avere questi animali nei film e quasi per gioco si è ritrovato a fare una ricerca che lo ha portato a ripercorrere la storia dei 130 anni di storia del cinema perché già Meliès le utilizzo in “El estanque”, film che andò perso nell’incendio della Cinematèque nel 1937, per passare alla loro presenza in Chaplin (la scena in campo medio de “Il circo”?), Tati, il primo film sonoro della storia del cinema: “The jazz singer” per parlare degli inizi. Ma poi la ‘carriera’ di questi piccoli bipedi non si è fermata perché sono state protagoniste o comparse per Polanski, Malick, Kusturica, Kiarostami ecc. Quindi per chi studia il linguaggio cinematografico, per chi non vuole fermarsi all’aspetto ludico e ironico del film, nei 12 minuti del corto si possono ricercare le motivazioni estetiche di questa scelta. Per noi i corti sono stati una bella sorpresa,l’incontro con Munoz è stato lo scoprire che una piccola regione inteste (produsse e distribuì già nel 1996 “Pregunta por mi” utilizzando le creazioni con la sabbia) e soprattutto apprezzare le tematiche diverse che gli autori baschi affrontano, senza più avere istanze politiche ma prevalentemente con la volontà, attraverso animazione-fiction-doc, di raccontare storie abbastanza universali, nella quali qualsiasi cittadino del mondo possa riconoscersi.