#RomaFF16-L’arminuta

Giuseppe Bonito con L'arminuta torna, con successo, ad una storia declinata al femminile, adattando il romanzo omonimo di Donatella Di Pietrantonio e raccontando un Sud del passato con poli opposti molto evidenti, dove i personaggi risentono fortemente di una mancata educazione sentimentale e di abbandoni difficili da colmare. La nostra intervista al regista, alla scrittrice e all'attrice Vanessa Scalera.
Intervista a Giuseppe Bonito, Donatella Di Pietrantonio e Vanessa Scalera a cura di Giovanna Barreca

“Cosa scrivi?” chiede la piccola Adriana (Carlotta De Leonardis) alla sorella. “Scrivo di un alieno come me”, risponde l’Arminuta (Sofia Fiore). Dietro alla battuta si nasconde lo stato d’animo della protagonista de L’arminuta di Giuseppe Bonito, tratto dall’omonimo romanzo di Donatella Di Pietrantonio, presentato in anteprima alla Festa del cinema di Roma, 16esima edizione e in sala dal 21 ottobre per Lucky Red.

L’arminuta è una piccola ragazzina di tredici anni con i capelli lunghi e rossi che, durante l’estate del 1975 vede stravolta tutta la sua vita. Da giovane amata e coccolata da una famiglia della piccola borghesia di una città abruzzese, viene rispedita dalla sua famiglia biologica che vive nelle campagne vicine, in una vecchia e piccola casa di campagna, dove affronta le tante difficoltà di una vita legata al lavoro dei campi e a quello precario del padre di famiglia in una cava. L’arminuta, “la ritornata”, non ha problemi sono dovuto alla diversa condizione sociale ma soprattutto al rapporto con genitori così diversi, così taciturni che preferiscono ricorrere a linguaggi non verbali per comunicare e a diverse incomprensioni con i quattro fratelli che scopre di avere e che reagiscono tutti in maniera diversa al suo arrivo.

Un alieno, un pacco spedito da una famiglia a un’altra senza tante spiegazioni. Ecco come si sente la giovane che manifesta in tutti i modi che conosce il suo disappunto per la situazione che non le viene spiegata e che si trova semplicemente a subire. Ogni cosa è un tradimento che non comprende e solo nella piccola Adriana trova una dolcezza e una vicinanza che riconosce e accetta.

Un film al femminile, un film fatto di sentimenti lacerati dove il lavoro sui forti contrasti (cultura antica – cultura moderna, mare – entroterra, città -campagna, dialetto-italiano) rende la messa in scena semplice ma allo stesso tempo interessante da indagare anche per il lavoro fotografico e i movimento della macchina da presa che raccontano, molto spesso con gli occhi della protagonista, un Sud rurale di un tempo passato dove mancava un’educazione vera alle emozioni. Soprattutto la straordinaria Vanessa Scalera che interpreta la mamma biologica dell’Arminuta viene chiamata a parlare solo con gli occhi, emozionando profondamente lo spettatore che la segue.

Adalgisa (Elena Lietti), la madre della piccola per i suoi primi 13 anni è lacerata dallo strappo improvviso con la figlia ma sente di non poter fare diversamente, schiacciata da mancanze e abbandoni diversi da quelli della madre biologica e da una società che non accetta e spesso si vergogna delle scelte delle donne. “L’Arminuta ingloba tutte le polarità del film, lei è tutto ciò che raccontiamo in maniera contrastata nel film”, precisa il regista durante la nostra intervista. “Figlia di due mondi contrapposti, L’Arminuta cerca a forza di ricucire i margini di una ferita profonda” chiosa la scrittrice.

L’Arminuta è il terzo film di Bonito dopo La pulce non c’è, presentato alla Festa del cinema di Roma nel 2012 e dopo Figli, scritto da Mattia Torre.

Nel cast anche Andrea Fuorto (il fratello maggiore Vincenzo) e Fabrizio Ferracane (padre biologico).

giovanna barreca