Tower Heist

22/11/11 - La strana coppia Stiller-Murphy alla testa di un audace quanto improbabile colpo. Dirige l'autore di Rush Hour, Brett Ratner.

Manager di un lussuoso mega-condominio a Central Park, Josh Kovacs (Ben Stiller) ce la mette tutta per assicurare, con la sua gestione, il massimo dell’efficienza e dei comfort. Finché uno degli inquilini, per giunta il più prestigioso, non si rivela essere un broker senza scrupoli le cui azioni sconsiderate hanno defraudato i dipendenti dell’edificio del loro fondo pensione. Sarà proprio Kovacs, con l’ausilio di un gruppetto di membri dell’equipe e sotto la guida di un conoscente trafficone (Eddie Murphy), a organizzare un audace rapina volta a recuperare il maltolto. Un soggetto accattivante, un regista di solido mestiere, un cast assortito con brio e un vasto dispiegamento delle più mirabolanti risorse hollywoodiane: se già sulla carta gli elementi in gioco sono di quelli che difficilmente permettono di mancare il bersaglio, a Tower Heist – Colpo ad alto livello va il merito di impiegarli con intelligenza soddisfacendo appieno le più esigenti aspettative di fronte a un prodotto di genere. Prodotto dal premio Oscar Brian Grazer (A beautiful mind) e scritto da Ted Griffin (Ocean’s Eleven) e Jeff Nathanson (Prova a prendermi) per la regia del versatile Brett Ratner il film declina il più classico dei temi da heist movie – il colpo ad alto rischio – in un mix di azione e commedia perfettamente riuscito e calibrato grazie anche al fedele staff di Ratner: su tutti Dante Spinotti alla direzione della fotografia e Mark Helfrich al montaggio, al servizio di un ensemble di star capitanato dalla coppia Ben StillerEddie Murphy.

I meriti spettano, da una parte, al tocco di Ratner che si destreggia con agilità su due registri (action e comedy) stemperando lo humor, giocato più sulla situazione che sulla battuta facile, (esemplare la sequenza del furto di iniziazione al centro commerciale) nella pura tensione adrenalinica delle scene conclusive che sfrutta tutte le potenzialità ludiche della torre-grattacielo: una location un po’ luna park, un po’ labirinto irto di trappole. Dall’altra il pregio va all’acume di uno script, abile nel caratterizzare con personalità i vari personaggi al di là della canonicità dei tipi (la mente, lo scettico, la mina vagante, il tonto e così via) e nel quale un topos tutt’altro che nuovo – da I soliti ignoti alla stessa saga di Ocean’s – è ben attualizzato dall’ambientazione nella New York di Wall Street. Così, sotto il tono leggero e scanzonato non è difficile cogliere il retroterra di un apologo anticapitalista nel quale le rocambolesche peripezie dell’improvvisata gang di criminali – nient’altro che brave persone del ceto medio-basso costrette a delinquere per far fronte alla crisi – assumono il piglio del riscatto sociale contro l’avidità speculativa del sistema finanziario. E quel che ne risulta è una pellicola godibile e spassosa, quanto sotteraneamente amara e riflessiva che, pur senza apportare sostanziali novità nel mare magnum del cinema commerciale, ha il pregio non scontato di riportare il blockbuster alla sua funzione originaria: quella di intrattenere con spettacolarità.

CATERINA GANGEMI

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