#Venezia80 – Moroni per L’invenzione della neve

Intervista al regista Vittorio Moroni a cura di Giovanna Barreca

Con Sulle tracce del gatto (2003), Tu devi essere il lupo (2004), Le ferie di Licu (2007), Se chiudo gli occhi non sono più qui (2013), Non ne parliamo più (2023), Vittorio Moroni ha imposto un suo stile all’interno del panorama cinematografico italiano. In quasi tutti i suoi film, la sua unica bussola è la verità  e, anche in L’invenzione della neve – presentato all’interno delle Giornate degli autori – Notti veneziane dell’ 80esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia – scegliendo un processo di scrittura e soprattutto di messa in scena molto complessa da gestire perché agli attori è stato dato molto spazio per improvvisare -, resta fedele a tale principio raccontando la “giungla emotiva” di Carmen. La donna (Elena Gigliotti) deve riuscire ad elaborare la separazione voluta dal marito Massimo e l’allontanamento dall’amata figlia Giada di 5 anni che può vedere solo due volte al mese. Il giorno del compleanno della piccola entra nella casa al mare del marito, scelta per i festeggiamenti, senza essere stata invitata e incontra Massimo (Alessandro Averone) con il quale inizia a discutere animatamente. Durante la narrazione, negli incontri/scontri con l’uomo, la suocera, la nuova compagna del marito, emergono forti le difficoltà della donna ad affrontare il presente perché vittima di un passato privo d’amore. Non vuole che la figlia si possa mai sentire come lei, abbandonata dalla madre e costretta a passare da una casa-famiglia ad un’altra per tutta l’infanzia e l’adolescenza.

“Un film che per me è stato un po’ un sogno, l’idea di poter unire qualcosa che normalmente si sottopone ad un grande controllo come la scrittura teatrale con qualcosa – grazie agli attori – di diverso, per permettere che potessero accedere delle cose reali in scena. A tal fine era necessario che avessimo attori pronti a mettere il loro dna in relazione con quello del personaggio, fino al punto di saperne – su quei personaggi – più di me” ci racconta Vittorio Moroni che al progetto del lungometraggio ha lavorato per otto anni prima di iniziare a girare.

Con l’operatore Andrea Caccia ha impostato dei long take (anche di 25 minuti), con macchina a mano, perché gli attori si sentissero liberi di danzare nello spazio. Quindi, tra documentario e finzione, senza preoccuparsi troppo della possibile “sporcizia stilistica” ma alla ricerca dell’inquietudine di Carmen, della sua follia e della sua infinita dolcezza si sono svolte le sei scene del lungometraggio dove, componente straordinariamente affascinante, è l’animazione di Gianluigi Toccafondo che permette al film di avere due piani di narrazione e, in questo secondo, dato da animali dipinti capaci di muoversi nello spazio, di poter vedere nitidamente il mondo interiore della donna.

Il film è stato girato tra Lecce, Carmiano, Otranto, Castro Marina in Puglia, regione che ormai – insieme al Piemonte – con Apulia Film Fund e Apulia Film Commission è al centro delle produzione cinematografiche nazionali e spesso internazionali.

Nel cast anche Anna Ferruzzo, Anna Bellato, Eleonora De Luca, Carola Stagnaro.

Prodotto da 50Notturno, dopo Venezia, sarà nelle sale cinematografiche italiane dal 14 settembre con I wonder.

 

giovanna barreca