Vento di Primavera

26/01/11 - Una gestazione durata quasi dieci anni, fatta di ricerche meticolose, vere sin nei particolari...

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26/01/11 – Una gestazione durata quasi dieci anni, fatta di ricerche meticolose, vere sin nei minimi particolari, quasi dovesse trattarsi di un’inchiesta. Si tratta invece di un film, del bel film di Rose Bosch Vento di Primavera, che racconta, nonostante l’approccio iper-realistico, in maniera dolce e sensibile gli aspetti meno conosciuti dell’Olocausto in Francia. La regista indaga la stretta relazione franco-tedesca, non sollevando i primi da nessuna responsabilità, e ci mostra come nel rastrellamento del ghetto ebraico furono i francesi e non i tedeschi a condurre l’orrido lavoro. La storia è narrata attraverso gli occhi e la voce di Joseph, un bambino di undici anni che attraverserà insieme alla sua famiglia tutta l’Odissea dolorosa che precede la vera e propria deportazione.

Prima tappa il Velodromo d’Hiver dove i 13.000 ebrei catturati vivono in una dimensione disumana in attesa del loro destino. I malati vengono curati dal Dott. Sheinbaum (Jean Reno), che svestiti i panni del dell’uomo d’azione si immerge magnificamente nella parte del medico, anche lui ebreo, che si occupa dei malati con grande sensibilità dando prova di una gran performance fuori dai suoi ruoli abituali. Accanto a lui Annette (Melanie Laurent), anche lei eccezionale nella parte dell’infermiera che decide di non abbandonare i bambini sino alla fine del loro viaggio. Assolutamente impressionante la rappresentazione del Velodromo d’Hiver dove oltre all’imponente ricostruzione del luogo, la regista ci fa respirare la disperazione, la malattia, la nostalgia ma soprattutto ancora la speranza. Speranza che scema lentamente con la prima deportazione nel campo di attesa francese di Loiret, dove i prigionieri stazioneranno prima di raggiungere ben più tristi mete. La regista ci racconta la vita del campo soprattutto attraverso gli occhi dei bambini che ignari del futuro continuano ad avere una vita relativamente serena: fatta di giochi, di tenerezza con i loro familiari, anche se il cibo scarseggia e l’alimentazione si dimostra assolutamente insufficiente per i deportati.

A queste immagini di dolore e patimento, la Bosch alterna le immagini di Hitler ed Eva Braun nel loro rifugio sulla terrazza del Berghof. Quello che poteva finire in una caricatura è invece molto efficace: mostrare in tanto dolore un modulo, quello hitleriano, che vacilla tra stupidità e regole vegetariane. Ne viene fuori un omuncolo che è l’origine del tutto la cui ultima catena di montaggio sono i bambini dei campi. Intanto aLoiret tutto è pronto per l’ultimo ed estremo viaggio beffa, quello verso Est, verso i cosiddetti campi di lavoro. Qui si svolge una delle parti più drammatiche della pellicola: i bambini saranno separati dalle loro famiglie e partiranno con un treno speciale. La madre si Joseph proprio in quel momento si avvicinerà al figlio e lo esorterà a fuggire e Joseph fuggirà e sarà uno dei pochissimi superstiti dei 13.000 ebrei di quel maledetto rastrellamento di Parigi.

Un film avvincente che si basa su di una storia vera, ricostruita nei minimi particolari:ogni personaggio è realmente esistito, ogni storia è realmente accaduta. Una tale meticolosità nella ricostruzione rischiava di togliere poesia alla storia e invece questo non è accaduto. Il film mantiene intatta l’emozione dei sentimenti e la bellezza di una verità svelata.

LIA COLUCCI

Titolo originale: La Rafle
Produzione: Francia, Germania, Ungheria 2010
Regia: Rose Bosch
Cast: Jean Reno, Mélanie Laurent, Gad Elmaleh, Raphaëlle Agogué, Hugo Leverdez, Sylvie Testud
Durata: 115′
Genere: drammatico
Distribuzione: Videa – CDE
Data di uscita: 27 gennaio 2011

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