Filippi: un rapimento che diventa storia universale di forza – TFF35

78 - Vai piano ma vinci di Alice Filippi ripercorre la vicenda della cattura del padre che nel 1978, a soli 23 anni, venne rapito dalla 'ndrangheta calabrese, lasciando emergere la forza di un giovane contemporaneo che affronta una sfida all'apparenza impossibile e trova la libertà. La nostra intervista alla regista.
Intervista a Alice Filippi e Pier Felice Filippi a cura di Giovanna Barreca

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“Rendere questa storia universale e non solo intima perchè tutti potessero coglierla e prenderne qualcosa” era per la regista Alice Filippi il primo obiettivo del suo documentario 78 – Vai piano ma vinci, presentato al Torino Film Festival, nella sezione Festa Mobile/Film Commission Torino Piemonte.
Nell’Italia degli anni di piombo, Pier Felice Filippi – giovane campione di rally che solo due anni prima aveva perso il fratello in un incidente – viene rapito dalla ‘ndrangheta calabrese che chiede alla famiglia un riscatto spropositato. Il film lavora su piani narrativi diversi che si sviluppano parallelamente, regalandoci le interviste alla fidanzata (oggi moglie) e agli amici che in quei due mesi e mezzo furono attraversati da tanti momenti di incredulità e sconforto, dalle registrazioni autentiche del padre del ragazzo al telefono con i rapitori e soprattutto dalla ricostruzione dei pensieri e delle azioni del giovane che, solo grazie all’astuzia e a un tocco di fortuna, riuscì a fuggire dalla cella nei pressi di Stella (provincia di Savona) dove era segregato, avvertire le autorità, tentare di far arrestare i suoi carcerieri e tornare a casa. E quel “Vai piano ma vinci” che era il saluto della madre, prima di vederlo uscire di casa per correre ad una gara, si è rivelato la chiave vincente della vittoria sui suoi rapitori perchè Pier Felice studiando con calma e lucidità ogni piccolo aspetto della sua possibile fuga, ragionando accuratamente su ogni piccolo e grande aspetto (spostare di un solo anello la catena, chiedere una camomilla al rapitore), scendendo lentamente in oltre 15 minuti la scala per la libertà, vinse.
Aiuto regista per Verdone, Infascelli e tanti altri autori italiani e internazionali, per il suo debutto dietro la macchina da presa Alice Filippi ha scelto una storia che le è stata raccontata in età adulta e non da bambina e che, come sentirete nella nostra intervista, ha avuto una lavorazione anche ricca di momenti magici, come il ritrovamento della cassetta: “paura di un padre” in un vecchio cassetto nascosto di un mobile nella casa del nonno. Una storia personale che, raccontata attraverso queste chiavi, è diventata una stroria di speranza che esalta la forza che ogni giovane può trovare in se stesso per risolvere situazioni all’apparenza molto difficili.
“Tutti quandi abbiamo le nostre piccole missioni impossibilie e spero che il film doni forza a tanti” afferma Alice Filippi i nostri microfoni.

giovanna barreca