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Flussi seriali

Flussi seriali – Percorsi e influenze odierne e vintage delle serie americane

Everwood: adolescenti veri, sinceri, naturali sullo sfondo delle montagne del Colorado, provincia e solitudine

(Rubrica a cura di Erminio Fischetti)

flussi-seriali24/02/11 – Quando il teen drama è realistico. Quando il teen drama non è fatto di falsi adolescenti con attori quasi trentenni a interpretare foruncolosi sedicenni. Quando il teen drama racconta la sofferenza e i problemi dell’adolescenza, i conflitti con i propri genitori e non feste da vip, piscine. Everwood è stato uno di quegli show adolescenziali anomali all’inizio del decennio scorso. Posizionato anagraficamente tra Dawson’s Creek e The O.C., di natura psicologica il primo, sfrontato e patinato il secondo. Everwood, invece, è di tutt’altra specie: potremmo definirlo di un realismo favolistico o tacciarlo di atemporalità. Ossimoro! E anche un’accusa infondata. Certo, non racconta i fasti della ricca New York come in Gossip Girl, né tantomeno le crisi esistenziali di ricchi californiani abbronzati come in The O.C., storie e percorsi dove gli adolescenti hanno problemi di adulti, sono tutti belli, biondi, vacui e giocano a fare i grandi. In Everwood invece si diventa grandi. Per gradi e con grande sofferenza.

Everwood è un’immaginaria cittadina nella provincia del Colorado. Il suo protagonista è un ragazzino timido e smunto di nome Ephram, talentuoso pianista, appena trasferitosi con il padre e la sorella dalla Grande Mela in seguito alla morte improvvisa dell’adorata madre. Amy, la giovane e carina ragazzina sedicenne come lui di cui si innamora, ha il ragazzo in coma in seguito a un incidente stradale provocato dal fratello della giovane. La sofferenza, la morte e il lutto si intrecciano nelle trame della serie e anzi diventano quasi una costante nelle quattro stagioni della sua durata. Il realismo con il quale vengono affrontate le consuete tematiche del genere (che ci sono tutte: l’alcolismo, le gravidanze indesiderate, la depressione, i conflitti generazionali, il sesso, ecc.) gli concedono un’ottima visione d’insieme nonché una profondità psicologica per l’aspetto caratteriale dei personaggi. Le ambientazioni, invece, portano il telefilm verso una visione, come dicevamo, atemporale e favolistica: Everwood ha l’estetica tutta americana delle montagne svizzere di Heidi, ma non la stessa ingenuità con la quale si risolvono i problemi, che esistono (anche se alla fine una soluzione si trova sempre) e sono tutti contemporanei. Gli adolescenti non sono più ingenui di quelli metropolitani, sono semplicemente più veri, e le tematiche per quanto simili sono trattate con maggiore verosimiglianza rispetto all’età anagrafica.

Per nulla patinato, Everwood trova la sua valvola di sfogo nella costruzione di un rapporto padre-figlio conflittuale, quello fra Ephram e suo padre Andy Brown, un medico newyorkese di grido che deve farsi perdonare gli anni di assenza causati dal lavoro e dalla distrazione. Nonché la colpa di essere stato un genitore peggiore della defunta moglie, amorevole e perfetta figura genitoriale. La serie creata da Greg Berlanti racconta la provincia con sensibilità e pacatezza, con toni cadenzati, ma sottolineando la noia mista alla tranquillità della piccola comunità montana, il provincialismo e la soffocante limitatezza della spazialità. Si compiace di un’estetica di toni classici, tradizionali, dove sin dalla sigla della prima stagione (con illustrazioni simil-vintage e la splendida colonna sonora di Blake Neely, spesso affiancata da hit popolarissime di Bobby Darin, Cat Stevens, Al Green, Norah Jones, Ella Fitzgerald) lascia presagire un tocco sì forse troppo moderato a tratti, ma paradossalmente più sincero e, di conseguenza, anticonvenzionale. Lontano dai soliti cliché dei ragazzi delle grandi città, che sono pieni di problemi, ma alla fine veicolano messaggi ipocriti dove si evidenzia quanto siano fichi. Lì si racconta l’eccesso, l’irrealtà, dove ritorna il must da soap opera nel quale “anche i ricchi piangono”, qui invece si procede per gradi. E si arriva senza “doping narrativo” alla meta. Senza dimenticare che poi il cast è favoloso per quanto è credibile, in linea con il concetto di base della serie. A interpretare il dr. Brown un grande Treat Williams, attore per Leone, Lumet e Forman, protagonista di alcuni dei loro film più importanti: C’era una volta in America, Il principe della città, Hair.





Titolo originale: id.
Creatore: Greg Berlanti
Cast: Treat Williams, Gregory Smith, Emily VanCamp, Debra Mooney, John Beasley, Chris Pratt, Vivien Cardone, Tom Amandes, Marrilyn Gann, Stephanie Niznik, Marcia Cross, Anne Heche, Scott Wolf, Sarah Drew, James Earl Jones
Produzione: USA 2002 – 2006
Durata: 42’ circa a episodio (89 episodi; quattro stagioni)
Distribuzione originale: dal 16 settembre 2002 al 5 giugno 2006 su WB/CW
Distribuzione italiana: Canale 5/Italia 1; la prima stagione è disponibile in dvd Warner in versione italiana

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