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Acqua fuori dal ring

Disoccupazione, precariato, integrazione razziale e sport come riscatto sociale. Tra documentario e fiction, Joel Stangle presenta il suo film a Roma. In Prospettive Italia.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Acqua fuori dal ring

Trama: Due storie che si ripetono: due pugili che combattono per sopravvivere dentro e fuori dal ring. Toscano, un giovane siciliano, lotta contro il suo passato. Barca, un immigrato africano, lotta per il suo futuro. Quando le correnti cambiano, entrambi si ritrovano a dover lottare per il loro presente e ad affrontare la realtà della vita in Sicilia. Il film intreccia luoghi, suoni ed emozioni di una storia di boxe grintosa nel suo contesto di relazioni interrotte, difficoltà e cicli di storia del Mediterraneo.

 

 

Titolo originale Acqua fuori dal ring
Regia: Joel Stangle
Sceneggiatura: Joel Stangle
Fotografia: Clint Litton
Montaggio Joel Stangle
Musica: Simona di Gregorio
Cast: Elisa Pennisi, Enrico Toscano, Maria Benkhalouk, Ahmed Faraone Ahassan, Marco Pagliaro, Anwar Ong Bak, Orazio Spampinato
Anno: 2012
Durata: 110′
Origine: Italia
Genere: drammatico
Produzione: Scillichenti Films
Distribuzione:
Data di uscita:

Presentato al Festival Internazionale del Film di Roma 2012.

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Recensionescritta da Massimiliano Schiavoni

Ancora realtà rimodellata, narrata secondo schemi eterogenei e lontani da categorie nette. Al Festival di Roma abbiamo già visto nei giorni scorsi esempi di questa neo-tendenza trasversale a tutte le latitudini, che specialmente in Italia sembra aver riccamente germogliato tra i giovani filmmaker. Vivere, conoscere, incontrare storie e personaggi, e decidere di metterli in racconto cinematografico secondo vari gradi di drammatizzazione. Joel Stangle, giovane autore americano più o meno trapiantato in Italia, propone una sua lettura di questa tendenza estetica in Acqua fuori dal ring, in concorso per Prospettive Italia. L’idea del film è nata da un incontro molto particolare. Stangle, che ha parenti in Sicilia, ha avuto modo di conoscere la realtà di varie palestre di Catania, dove si allenano pugili dilettanti o semi-professionisti. Ha iniziato perciò un dialogo con Enrico Toscano, coltivando sulle prime l’idea di girare un breve documentario. In seguito, Stangle ha deciso di allargare il suo racconto, ponendo in giustapposizione due storie parallele, ispirate a vicende di vita reale e interpretate dagli stessi protagonisti di quelle vicende. In pratica assistiamo alla narrazione delle vite di Enrico Toscano e di Ahmed Faraone Ahassan, un siciliano e un tunisino che abitano a Catania e che condividono la passione per la boxe. Le loro vite sono raccontate su due binari che non s’incrociano praticamente mai, in mezzo alle difficoltà quotidiane di uno sfondo sociale complicato (per Enrico la disoccupazione, il precariato e un incidente d’auto che gli compromette la carriera pugilistica; per Ahmed l’integrazione, la discriminazione e le contraddizioni di un sincero spirito di fratellanza con altri immigrati musulmani).

Non è dato sapere qual è stato il grado di rielaborazione narrativa del reale. Di sicuro, così come appare Acqua fuori dal ring è un prodotto spurio che comunque tende ai ritmi e alle strutture della fiction. Se l’andatura è episodica e lascia spazio a brevi parentesi quasi etnografiche, d’altro canto le strategie di montaggio spingono il racconto verso il coinvolgimento emotivo di una narrazione finzionale. Il montaggio è serrato, fatto spesso di brevissime inquadrature, ed emerge soprattutto una macrostruttura didascalica che è anche il limite maggiore del film. Stangle cerca infatti anche il racconto mitologico e archetipico, con cartelli che fanno riferimento a Roma e Cartagine, così come le sottolineature sociologiche sono eccessive, dal montaggio di materiale di repertorio su Mussolini, Berlusconi, Gheddafi e la Libia, a quelle tv accese nelle case dei protagonisti, che danno solo e soltanto notizie riguardanti il mondo islamico. Acerbe goffaggini narrative, tuttavia perdonabili a fronte di uno spirito autoriale sincero e appassionato. Joel Stangle ha amato i propri personaggi, e, come spesso accade quando il cinema è chiamato a testimoniare intensi incontri umani accaduti nella realtà, il film regge e funziona. Un bell’esempio di low budget, a dare conferma che quando ci sono buone idee e voglia di fare, il cinema si fa anche senza fondi principeschi.

MASSIMILIANO SCHIAVONI


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Intervista a Joel Stangle, regista di Acqua fuori dal ring
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