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Zero Dark Thirty

Una ricostruzione accurata e serrata dell'operazione che ha condotto alla morte di Bin Laden, un'operazione scientifica dove la spasmodica ricerca della verità allontana dal senso degli eventi.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Zero Dark Thirty

Trama: Per un intero decennio, un team di alto livello lavora in gran segreto per un’operazione di sicurezza militare che si snoda in tutto il mondo con un solo obiettivo: eliminare Osama Bin Laden.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: Zero Dark Thirty
Regia: Kathryn Bigelow
Sceneggiatura: Mark Boal
Fotografia: Greig Fraser
Montaggio William Goldenberg, Dylan Tichenor
Musica: Alexandre Desplat
Cast:Jessica Chastain (Maya), Jason Clarke (Dan), Reda Kateb (Ammar), Kyle Chandler (Joseph Bradley), Jennifer Ehle (Jessica), Harold Perrineau (Jack), Jeremy Strong (Thomas), J.J. Kandel (J.J.), Joel Edgerton (Patrick)
Anno: 2012
Durata: 157′
Origine: Stati Uniti
Genere: azione, thriller
Produzione: Annapurna Pictures
Distribuzione: Universal Pictures
Data di uscita: 07 febbraio 2013

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Trailer originale
Recensionescritta da Daria Pomponio

Un nuovo genere cinematografico si sta facendo largo a Hollywood: è il cine-reportage, che consente una rilettura di eventi storici più o meno recenti animata da un rigoroso distacco emotivo e da una scrupolosa ricostruzione dei fatti. Un cinema fattuale dunque, capace di schivare abilmente l’alto rischio di un’autocelebrazione retorica di stampo nazionalistico grazie a script ben congegnati e ad un’altrettanto accurata sottrazione stilistica. È già accaduto con J .Edgar di Clint Eastwood e succede anche in Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow, resoconto serrato del lavoro svolto dall’intelligence americana per catturare e uccidere Osama Bin Laden. Se però nel film di Eastwood il personaggio descritto apparteneva già ad un immaginario condiviso, alla sfera del “mito” – le sue connessioni con Hollywood e la relativa malsana passione per le riviste scandalistiche, la dipendenza dalle droghe, l’omosessualità a lungo celata – e dunque il realismo cronachistico risultava funzionale e ri-bilanciare la figura di Hoover all’interno della “Storia” ufficiale, nel film della Bigelow gli eventi narrati sono talmente vicini e scottanti che questo rigore dell’autrice appare quasi ossessivo e fa scivolare la pellicola verso uno status “burocratico”, utile a cancellare ogni sospetto di magniloquenza sospingendo però via con forza oltre alle emozioni anche “il senso” di quanto mostrato.

Basato sulla sceneggiatura dell’ex giornalista Mark Boal (anche lui, come la regista, premio Oscar per The Hurt Locker),  Zero Dark Thirty parte dalle origini, ovvero dall’11 settembre scegliendo di rappresentarlo, su schermo nero, con il sonoro delle ultime telefonate effettuate da coloro che si trovavano quel giorno al Word Trade Center. Quello che segue è il resoconto di oltre nove anni di lavoro svolto da un ristretto gruppo di agenti della CIA il cui obiettivo è catturare e uccidere il capo di Al Qeda e i suoi collaboratori. Concentrandosi sul personaggio fictionale, ma realmente esistito (seppur con un altro nome) di Maya (Jessica Chastain), componente del gruppo scelto dell’intelligence, la pellicola ci introduce negli uffici e nelle basi operative della CIA da Washington a Langley, da Islamabad a Peshawar, mostrandoci la protagonista intenta nel suo lavoro di ricerca attraverso i vari strumenti a disposizione: dai filmati, ripetutamente visionati ed analizzati, alle intercettazioni, dalle testimonianze concesse spontaneamente a quelle estorte con la forza. La Bigelow non lesina in dettagli, qualunque sia l’oggetto della sua osservazione, dalle torture agli incartamenti, ai video, ma concede poco spazio alle sequenze di azione, il punto forte della sua filmografia, concentrandosi sui frammenti dell’indagine, sulle false piste, sugli errori e tagliando fuori la personalità dei suoi personaggi, relegata al legame affettivo del torturatore per professione Dan (un ottimo Jason Clark) con le sue scimmie in gabbia e alle domande personali rivolte alla protagonista da una collega e rimaste inevase.

Come la sua protagonista la regista è completamente assorbita dal suo lavoro di ricerca, ma quello che emerge con forza dalla visione di Zero Dark Thirty è che il nudo atto di mostrare la realtà e la ricerca della verità a tutti i costi non può in alcun modo restituire il senso di un evento. In fondo quello che stiamo osservando, nella durata fluviale di quasi due ore e mezza è il procedimento che ha condotto alla morte di un uomo. Una questione di “biologia”: questa è la definizione della tortura e della sua ineludibile efficacia, così come viene brillantemente spiegata proprio dal personaggio di Dan; ed è d’altronde la fine dell’esistenza biologica di Osama Bin Laden lo scopo ultimo di ogni azione mostrata nel film. Tutto qui. E se è vero che l’autrice evita sapientemente di mostrare festeggiamenti limitandosi a mostrare qualche sparuta lacrima di sollievo, bisogna anche dire che lascia irrisolta la vera domanda: perché Bin Laden è stato semplicemente ucciso e non catturato? Perché il suo covo non è stato accuratamente perquisito? Anche in questo caso  Zero Dark Thirty si limita a mostrare il cadavere e la frettolosa chiosa imposta all’operazione dei Navy Seals. Ancora eventi, ancora fatti. Ma forse non basta mostrare, visionare e ri-visionare dai monitor le immagini, setacciare e ricomporre le operazioni dell’intelligence, la completezza del quadro resta comunque lontana, dispersa com’è in una grande mole di documenti che ci dicono soltanto di essere già pronti all’imminente archiviazione.

DARIA POMPONIO


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