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Oblivion

Ancora un'occasione persa per Joseph Kosinski, che dopo Tron: Legacy manca nuovamente il capolavoro con Oblivion, pellicola visivamente strabiliante quanto irrisolta nell'insieme.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Oblivion

Trama: Jack Harper è uno degli ultimi riparatori di droni operanti sulla terra. Parte di una massiccia operazione per estrarre risorse vitali dopo decenni di guerra contro una terrificante minaccia conosciuta come scavs, la missione di Jack è quasi terminata. Vivendo e perlustrando gli straordinari cieli da migliaia di metri d’altezza, la sua esistenza crolla quando salva una bella straniera da uno spacecraft precipitato. il suo arrivo innesca una serie di eventi che lo costringono a mettere in questione tutto ciò che conosceva e mettono nelle sue mani il destino dell’umanità.

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: Oblivion
Regia: Joseph Kosinski
Cast: Tom Cruise (Jack Harper), Morgan Freeman (Malcolm Beech), Olga Kurylenko (Julia), Nikolaj Coster-Waldau (Sykes), Melissa Leo (Sally), Andrea Riseborough (Victoria), Zoe Bell (Kara)
Sceneggiatura: Joseph Kosinski, Karl Gajdusek, Michael Arndt
Fotografia: Claudio Miranda
Montaggio: Richard Francis-Bruce
Musica: Anthony Gonzalez, M.8.3
Anno: 2013
Durata: 156′
Origine: Stati Uniti
Genere: fantascienza, azione
Produzione: Chernin Entertainment, Ironhead Studios, Radical Pictures, Radical Studios, Truenorth Productions, Universal Pictures
Distribuzione: Universal Pictures
Data di uscita: 11 aprile 2013

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Recensionescritta da Caterina Gangemi

Le premesse c’erano tutte: una storia affascinante, un protagonista iconico, un apparato produttivo imponente e la firma di un regista dal promettente talento. Dati i presupposti, sarebbe stato lecito aspettarsi un’opera in grado di segnare una tappa nel panorama della fantascienza, di assecondare tanto il desiderio di intrattenimento del pubblico generalista quanto di offrire nuovi stimoli ai cultori del genere. Insomma, qualcosa di più che un altro bel film.
Eppure, dopo aver sfiorato e mancato per un soffio il capolavoro con la sua opera d’esordio, l’irrisolto e – forse per questo – sottovalutato Tron: Legacy, alla sua seconda prova dietro la macchina da presa Joseph Kosinski ci ricasca, consegnando con Oblivion una pellicola valida sotto molti aspetti, quanto incapace di tracciare una diversa strada tra l’orizzonte commerciale e quello d’autore. Nell’adattare l’omonima graphic novel da lui stesso ideata, Kosinski (anche produttore) esprime senza restrizioni quel virtuosistico e peculiare estro figurativo già sfoderato nel film precedente, affermando la propria personalità attraverso un lavoro sopraffino sull’immagine e sull’immaginario che, pur attingendo a un materiale ripreso a piene mani dall’iconografia più riconoscibile della sci-fi (da Solaris a 2001: Odissea nello spazio, da Il pianeta delle scimmie fino a WALL•E ) riesce a sorprendere per la  funzionalità di ambientazioni, scenografie e décor, e l’inusitata finezza compositiva delle inquadrature.

Spettacolare e ricco di suggestioni, grazie anche al fondamentale apporto della fotografia di Claudio Miranda (premio Oscar per Vita di Pi) e del pulsante tappeto sonoro creato dalle musiche dei francesi M83 sulla falsariga dei Daft Punk di Tron: Legacy, Oblivion sfrutta gli effetti speciali per la messa in scena di un universo la cui dimensione fantastica non viene mai percepita come artificiosa, permettendo ai paesaggi sconfinati, alle distese di ghiacci e sabbia tra le quali affiorano come macerie, simboli della civiltà che fu, di restituire un’atmosfera intima e quasi rarefatta. E insolita appare anche la struttura narrativa, che per la prima parte ridefinisce i canoni del blockbuster all’insegna di un racconto dilatato, dai toni pacati e riflessivi, e affidato a solo due personaggi (due e mezzo, se si considera l’apparizione solo su video di Melissa Leo), finché quello che sarebbe potuto essere il principale punto di forza si tramuta nel suo maggior difetto, laddove il taglio eccessivamente estetizzante non riesce a trovare una sua controparte negli sviluppi successivi della trama. Con l’entrata in scena del personaggio interpretato da Olga Kurylenko, il gioco di contaminazioni che coinvolge l’action, il thriller post-apocalittico e il videogame, finisce infatti con l’assestarsi su un banale melodramma, mentre l’intreccio, inutilmente arzigogolato spreca le potenzialità del soggetto (a partire dal trattamento di cancellazione della memoria al quale sono sottoposti i personaggi, richiamato fin dal titolo ma ridotto a qualche cenno) riconducendolo a una trattazione convenzionale e spesso grossolana che – esattamente come avveniva in Tron: Legacy – ostacola il coinvolgimento dello spettatore in un’esperienza capace di andare oltre la fascinazione visiva. Ma fortunatamente c’è almeno un errore che Kosinski non ha replicato da un lavoro all’altro: la scelta del cast, qui perfettamente efficace e ben assortito, dove tra le due presenze femminili – l’ottima Andrea Riseborough e una Kurylenko per la prima volta non solo decorativa – e l’immancabile vecchio saggio di Morgan Freeman, troneggia il cinquantenne Tom Cruise, che alle prese con una performance a 360° tra corse, arrampicate, sparatorie e lotte sembra aver trovato nei ruoli da action-man una seconda giovinezza.

CATERINA GANGEMI


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