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Trois mondes

Robusto dramma noir diretto da Catherine Corsini, già autrice di L'amante inglese. Trois mondes, tragedia moderna tra echi dostoevskiani e chabroliani. In concorso al Festival di Lecce.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Trois mondes

Trama: Al, un ragazzo di origini modeste, sta per sposare la figlia del suo capo e diventare dirigente nella sua società. Di notte, al ritorno dal l’addio al celibato, investe una persona e, ascoltando il consiglio degli amici in macchina con lui, non si ferma e scappa via. Il giorno successivo, divorato dalla colpa, Al cerca informazioni sulla vittima. Quello che non sa, è che Juliette, una ragazza è stata testimone dal suo balcone dell’incidente. È lei che ha chiamato i soccorsi ed ha aiutato la moglie della vittima Vera, un’immigrante in situazione irregolare di origine moldava. Ma quando Juliette riconosce Al nel corridoio dell’ospedale, non riesce a denunciarlo.

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: Trois mondes
Regia: Catherine Corsini
Cast: Raphaël Personnaz (Al), Clotilde Hesme (Juliette), Arta Dobroshi (Vera), Reda Kateb (Franck), Alban Aumard (Martin), Adèle Haenel (Marion Testard), Jean-Pierre Malo (Testard), Laurent Capelluto (Frédéric), Rasha Bukvic (Adrian), Virgil Aioanei (Oleg)
Sceneggiatura: Catherine Corsini, Benoit Graffin
Fotografia: Claire Mathon
Montaggio: Muriel Breton
Musica: Grégoire Hetzel
Anno: 2012
Durata: 101′
Origine: Francia
Genere: drammatico
Produzione: Pyramide Productions
Distribuzione:
Data di uscita:

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Trailer originale
Recensionescritta da Massimiliano Schiavoni

Ed ecco il botto. Al Festival di Lecce la sezione-concorso ha visto passare un serio candidato al premio con Trois mondes di Catherine Corsini, già in competizione per la Palma d’Oro lo scorso maggio al Festival di Cannes. Autrice tra gli altri di La Répétition (2001) e L’amante inglese (2009), che hanno raccolto anche in Italia un lusinghiero successo di pubblico e critica, con il suo nuovo film Corsini sposa di nuovo il cinema di genere, secondo una rilettura estremamente personale. Sollecitata dal pubblico, l’autrice ha ammesso una sua congenialità col cinema di Claude Chabrol, da cui però si discosta anche per quanto attiene al tono cinico, freddo e distaccato che spesso ha contraddistinto le opere del Maestro francese. Corsini è meno analista spietata di dinamiche psico-sociali, e più appassionata a vicende ricostruite secondo un robusto linguaggio “romanzesco”, ma che affondano a loro volta le radici in un tessuto sociale ben definito e problematizzato. Si parte da un incidente (curioso leit-motiv della sezione-concorso di questa edizione del festival): Al, un trentenne in procinto di sposarsi con la figlia del suo capo, rincasando con gli amici dopo l’addio al celibato, investe violentemente uno sconosciuto per la strada. Su consiglio dei suoi amici, Al si dà alla fuga macchiandosi di omissione di soccorso. Una ragazza, Juliette, ha visto tutto dalla finestra di casa sua, e soccorre il ferito. Così facendo, Juliette conosce la moglie della vittima, Vera, una moldava clandestina distrutta dal dolore. Al, Juliette, Vera: sono i tre mondi del titolo, lontani e ignoti uno all’altro dentro la medesima Francia, che vengono a incrociarsi in un groviglio sempre più serrato di indagini private, ricatti, sensi di colpa, passioni inaspettate. Dopo la morte della vittima in ospedale, gli eventi precipiteranno.

Catherine Corsini mira con piena evidenza alla tragedia classica, l’archetipico intrico di destini in cui nessuno è pienamente responsabile delle proprie azioni, e nessuno è pienamente colpevole o innocente. L’unica anima candida, Juliette, finisce per trasformarsi a sua volta in fonte di conseguenze drammatiche e impreviste. Le ambizioni e i modelli sono alti: dal “Delitto e castigo” di Dostoevskij, in cui l’assassino è corroso dai sensi di colpa fino a far di tutto per essere scoperto, al noir di ascendenza americana e francese. Ma il tentativo dell’autrice è quello di reindividuare nell’attuale società franco-occidentale quei meccanismi archetipici che muovevano gli spiriti tormentati della classicità greco-romana. Al posto del Fato, il denaro, in un mondo in cui anche i corpi finiscono per avere un prezzo. Sagace nel ribaltare sempre il torto in ragione, e viceversa (Vera chiede riprovevolmente di essere pagata per la donazione degli organi di suo marito: ma perché la Francia dovrebbe prendersi i suoi organi gratis, dopo che l’ha lasciato senza diritti in clandestinità per tutta la sua vita?), Trois mondes non è esente da difetti, soprattutto nello sviluppo sentimentale tra Al e Juliette che appare al contempo stonato e prevedibile. Così come il finale, che l’autrice dichiara aperto, appare in realtà piegato a una redenzione generalizzata, facile e frettolosa. Ma il meccanismo narrativo, a orologeria, fa ben sperare in una rinascita anche noir del cinema francese. Chabrol non è passato indenne, per fortuna.

MASSIMILIANO SCHIAVONI


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