In ricordo di Jackie Cooper

06/05/11 - E' scomparso ieri, all'età di 88 anni, Jackie Cooper: baby-star degli anni '30 che ripercorse un destino spesso comune ai bambini attori.

Benché nel trascorrere di una carriera, estesa tra alti e bassi su cinque decenni, Jackie Cooper abbia visto progressivamente scemare la sua popolarità presso il pubblico, a tutt’oggi resta suo appannaggio un record personale difficilmente superabile. Nel 1931, pochi anni dopo la nascita dei premi Oscar, Cooper ottenne una nomination a miglior attore protagonista all’età di soli 9 anni, per la sua performance in Skippy di Norman Taurog. Certo, ciò può essere frutto di una gestione degli Oscar più naif e meno sottoposta a regole non scritte come doveva essere all’epoca, quando cioè nessun attore adulto avrebbe gridato allo scandalo nel vedersi competere al fianco di un bambino nella stessa prestigiosa categoria. Anche ai giorni nostri sono frequenti le candidature per bambini-attori, ma tutti sempre rigorosamente relegati nella categoria di attore non protagonista. La cautela, evidentemente, è un valore emerso a posteriori per quanto attiene l’Academy.

Quando Jackie Cooper fu scritturato per Skippy, in realtà egli aveva conquistato già in precedenza una discreta notorietà presso il pubblico. Faceva parte, infatti, della banda di ragazzini pestiferi che animavano le comiche di Our Gang (conosciute in Italia come Simpatiche canaglie), serie di cortometraggi frutto del genio di Hal Roach, che si collocarono esattamente sul crinale della transizione dal muto al sonoro. Jackie Cooper subentrò inizialmente come personaggio secondario, per guadagnare poi a poco a poco sempre maggiore rilevanza all’interno degli episodi e finendo per tramutarsi in uno dei bambini più famosi e amati della serie. Fu proprio grazie a questa esperienza che il percorso di Cooper si conformò a un modello piuttosto usuale per la Hollywood del tempo, ovvero il profilo della baby-star stile Shirley Temple. Una breve, folgorante carriera di bambino-attore, presto affiancato all’adulto Wallace Beery in film di larghissima presa come Il campione (1931) di King Vidor, che fruttò l’Oscar a Beery per miglior attore, e L’isola del tesoro (1934) di Victor Fleming. Opere che coniugavano il dramma lacrimogeno a varie melensaggini infantili, a uno scaltrissimo tocco di comico e/o avventuroso. Tuttavia, come spesso è capitato alle baby-star, la vera avventura per Jackie Cooper fu ritagliarsi un futuro di attore adulto. Dopo aver servito nell’esercito durante la Seconda Guerra Mondiale, Cooper rientrò a Hollywood senza trovare più spazio, se non in produzioni minori. Ma l’attore non si perse d’animo e si gettò a capofitto in un altro universo creativo, quello della tv, in cui vivacchiò serenamente per molti anni. Prima come attore di sit-com, film-tv e serial, poi come regista e manager. Solo negli anni ’70 ritrovò una nuova notorietà quando Richard Donner gli affidò il ruolo del burbero Perry White, direttore del “Daily Planet”, in Superman (1978), ruolo che mantenne anche nei tre sequel successivi. Poi di nuovo tv, fino al ritiro nel 1989.

Una parabola esemplare, dunque, in cui però manca fortunatamente la lagna della baby-star con crisi abbandonica dopo la fine della sua gloria infantile. Cooper ha accettato il suo destino e ha continuato a guardare avanti, cercando altre forme creative e professionali, secondo il principio che il lavoro onesto è sempre e comunque dignitoso.

MASSIMILIANO SCHIAVONI